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Ferrari 250 Berlinetta “SWB”: fascino di un mito

 

È arduo decidere se la Ferrari 250 Berlinetta sia più celebre per la linea mozzafiato o per l’assoluta supremazia dimostrata nelle corse per la categoria Gran Turismo. Presentata al Salone di Parigi del 1959, è universalmente riconosciuta come una delle Ferrari più belle, nella quale Pininfarina è riuscito a unire l’eleganza e la perfezione delle proporzioni con l’emozione che deve suscitare un’auto da corsa. Tra il ’59 e  l’inizio del ’62, la Carrozzeria Scaglietti di Modena, ancora una volta impegnata in una collaborazione tecnica con la Pininfarina, ne ha prodotte 73 in versione “Competizione” e 87 in versione “Lusso”. La differenza consisteva principalmente nel materiale utilizzato per la carrozzeria (alluminio o acciaio) e nella potenza del motore, il 12 cilindri a V di 2953 cc: 280 cavalli per la versione “Competizione”, 240 per l’altra. Per via del passo accorciato rispetto alla precedente Berlinetta Competizione (da 260 a 240 mm), è stata quasi subito ribattezzata “SWB” negli ambienti inglesi (short wheelbase), una definizione ufficiosa che però è ormai riconosciuta.

L’auto presentata al Concorso d’Eleganza “Castello di Miramare”, è una “Competizione” uscita da Maranello nella primavera del 1961 (#2731). In gara ha debuttato alla 24 Ore di Le Mans del giugno successivo, iscritta dalla Scuderia N.A.R.T. di Luigi Chinetti, guidata dall’americano Bob Grossman e dal belga André Pilette. Dopo avere ottenuto il 6° posto assoluto e il 2° di categoria, la Berlinetta ha proseguita la sua carriera  negli Stati Uniti con lusinghieri risultati nel Campionato americano SCCA, inizialmente guidata ancora da Grossman. Nel 1977 è stata riportata in Europa dal noto collezionista svizzero Albert Obrist che nel 1984 l’ha ceduta a Clay Regazzoni. A sua volta, il mai dimenticato campione l’ha passata quattro anni dopo all’attuale appassionato proprietario